San Martino – Lonato

San Martino – Lonato

Gli scavi hanno messo in luce due chiese più antiche di quella tardoromanica conservata in alzato.
La prima corrisponde ad un piccolo oratorio funerario ad aula unica e abside semicircolare, inserito in un precedente cimitero, al quale potrebbero appartenere due gruppi di sepolture, che non paiono subire l’attrazione del luogo di culto: il primo composto da tre tombe allineate alla distanza regolare di un metro a ovest della facciata della chiesa; il secondo da cinque tombe disposte attorno all’unica sepoltura a cassa laterizia. La chiesa, costruita probabilmente nel VII secolo, misura 8,90 x 5 m. Come in altri casi, possiamo ipotizzare sia stata fondata dal proprietario di un’azienda agricola nei pressi della sua abitazione. Sole tre tombe sono sicuramente pertinenti alla chiesa: due in addosso alla facciata, a fianco dell’ingresso, e una lungo il lato settentrionale, mentre non ne sono state individuate all’interno.
In una seconda fase l’edificio viene ampliato a 19.30x 11,80 m, su una superficie cinque volte più grande rispetto a quella del primo edificio e con una pianta ad aula unica triabsidata, tipica dei secoli VIII-IX. L’ipotesi è che la ricostruzione sia da collegare al passaggio della chiesa (e dell’azienda della quale faceva verosimilmente parte) tra le dipendenze del monastero di San Martino di Tours, al quale l’imperatore Carlo il Grosso conferma la proprietà della curtem Lionam, identificata con Lonato. Questa seconda chiesa, sorta come la precedente lungo una strada, era probabilmente affiancata, al di là di un cortile largo 7 m, da un edificio del quale è stato scavato il perimetrale nord. Sia o meno identificabile con la curtem Lionam, il complesso in questa fase ha tutte le caratteristiche del centro direzionale di una grande corte, dalla quale poteva dipendere l’azienda donata dal fondatore del primo oratorio, con una dimensione economica e con un’ambizione di potere commisurate alla qualità architettonica del nuovo complesso architettonico.
Nel XIII secolo (o forse più tardi?),al contrario di altre chiese che vengono ampliate e ricostruite con tecniche più accurate, il nostro edificio viene riedificato in forme ridotte utilizzando, in luogo dei conci squadrati, semplici ciottoli morenici. È ad unica navata, con murature in ciottoli in opera incerta nella parete nord, mentre l’angolata nord – ovest (la sola visibile) è in grossi conci squadrati. La parete settentrionale, nelle condizioni attuali, è il risultato del rifacimento del perimetrale di una precedente chiesa altomedievale, alla quale è forse da riferire qualche tratto caratterizzato da larghe stilature irregolari a punta di cazzuola. Alla fase tardoromanica, sono state attribuite le due monofore (che non hanno confronti nel romanico, ma parrebbero in fase con il muro), caratterizzate da cornici in laterizi; sono strombate negli stipiti e nella parte alta, mentre la luce interna è ad arco a tutto sesto.
È inevitabile collegare questa riduzione nella qualità architettonica ad un ridimensionamento delle funzioni, che una bolla di papa Lucio III del 1184 consente di ricondurre al passaggio alle dipendenze dell’arciprete di Lonato. Questo assetto istituzionale si manterrà fino agli inizi del XVII secolo, quando, dopo un evento miracoloso, la costruzione del vicino santuario contribuirà a declassare definitivamente la chiesa in un annesso rurale dell’azienda agricola, rimasta però di proprietà della pieve lonatese.

05i--Lonato,-San-Martino,-pianta-con-sequenza-delle-tre-chiese.



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Medioevo sul Garda