La pieve di Sirmione

La pieve di Sirmione

Per la sua posizione strategica il Garda fu ripetutamente interessato da episodi bellici a partire dalla metà del III secolo. Dapprima una doppia incursione di Alamanni nel 268, quando furono sconfitti dall’imperatore Claudio II nella selva di Lugana a sud di Sirmione e poi nel 286-287 lungo la Valle dell’Adige. A questi o ad altri eventi militari di poco posteriori sono stati attribuiti, alla fine del III secolo, l’incendio che ha distrutto la villa Grotte di Catullo a Sirmione, così come il rinforzo delle difese di Verona (nel 265), da parte dell’imperatore Gallieno. L’epigrafe di Marco Nonio Corneliano, vir perfectissimus, titolo rivestito dai comandanti della flotta, è stata considerata da alcuni studiosi la conferma della militarizzazione del Garda, ove sarebbe stata apprestata una flottiglia militare, simile a quella ricordata agli inizi del V secolo sul Lario. Avrebbe avuto come base la penisola di Sirmione, che viene trasformata in un’isola interamente cinta da mura. Il tratto nord, il più antico, di fine IV – inizi V, su un perimetro di 440 m, ha uno spessore di 1,60/1,70 m ed è costruito con lastre irregolari di scaglia rossa locale, disposte in orizzontale nel paramento, a spina di pesce in fondazione e nel nucleo. Si attesta ai lati nord ovest e sud ovest della villa romana delle «Grotte di Catullo», per poi seguire il contorno della penisola, a ovest sino a punta Staffalo, a est sino al colle di Cortine. Il colle viene in seguito ulteriormente fortificato da un recinto, di forma all’incirca triangolare, rafforzato da torri, conservato in alcuni punti sino a 3,40 m di altezza. Il muro ha uno spessore di 1,80 m e un paramento esterno in ciottoli di grandi e medie dimensioni, scaglie di pietra locale, frammenti di laterizi disposti in corsi orizzontali abbastanza regolari.
Oltre il colle, le mura proseguivano verso sud, delimitando uno spazio poligonale e collegandosi poi alla cinta proveniente da punta Staffalo. Una torre quadrata sul lato est, di 6,50 m di lato, costruita con elementi romani riutilizzati, è stata datata agli inizi del VI secolo grazie ad uno scavo. Sul lato sud, alla metà del XIX secolo, si trovava ancora la porta della fortificazione, protetta da due torri circolari. Nel suo tratto meridionale la fortificazione si attestava sul perimetro occidentale della villa di via Antiche Mura, i cui perimetrali vennero rinforzati con torri circolari.
Le mura si possono ora osservare per ca. 110 m all’interno dell’area archeologica della villa, presso l’Hotel Ideal e poi in altre proprietà private. Sul lato orientale, in località Bionde, si conserva un tratto di oltre 100 metri, per un’altezza massima di 2,90 m. A sud di Cortine, preso il monastero longobardo di San Salvatore, si può osservare la torre scavata nel 1996.

Alla fine del VII secolo, l’Anonimo Ravennate ricorda Sirmione come civitas, ovvero un centro di un distretto (retto da un giudice e dipendente direttamente dal re longobardo), la cui estensione, a sud fino a Gusnago (in comune di Ceresara) a nord fino nel Sommolago trentino, è confermata da alcuni documenti degli anni ’60 e ’70 dell’VIII secolo. Il ricordo della civitas persiste ancora nel XII, quando un terreno viene ubicato presso il muro della città.
Alcune carte degli anni ’60 – ’70 dell’ VIII secolo citano il castello di Sirmione in rapporto a tre chiese: due, San Martino e San Vito, all’interno del castello e San Pietro in Mavinas all’esterno. Anche il monastero di San Salvatore, fondato dalla regina Ansa tra il 760 e il 772 e sottoposto poi all’omonimo cenobio bresciano, è all’interno del castello. Secondo queste ubicazioni il castello nell’ VIII secolo si era ridotto al solo settore meridionale della grande fortificazione tardoantica e tale rimase fino al XII secolo, quando nelle coerenze di alcuni atti di Santa Giulia si ricorda il muro del castello di Cortine.
Dopo la conquista del regno longobardo, nel 774 Carlo Magno dona l’isola con il castello al monastero di San Martino di Tours, ma almeno dall’ 841 il monastero sirmionese e le chiese di San Martino e San Vito ritornano a dipendere da San Salvatore di Brescia, che mantiene le sue proprietà a Sirmione fino alla metà del XV secolo, quando il papa ne autorizza l’alienazione.
La chiesa di San Vito viene demolita nel 1744 e il terreno su cui sorge passa al comune di Sirmione. Quella di San Martino compare tra le proprietà del monastero bresciano ancora nella bolla di papa Pasquale II del 1106, ma non è più ricordata nei diplomi successivi che si limitano a confermare le chiese di San Salvatore e di San Vito. Secondo lo studioso Paolo Guerrini avrebbe cambiato titolo in Santa Maria Maggiore, la chiesa plebana ancor oggi esistente.

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Medioevo sul Garda


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