La pieve di Toscolano

La pieve di Toscolano

Nel 1580 dipendevano dalla pieve di San Pietro e Paolo di Toscolano, oltre a Sant’Antonio dei Disciplinati e a San Domenico dei canonici lateranensi di San Salvatore di Brescia, anche le chiese, di probabile antica fondazione, di Santa Maria di Supina, San Michele di Degagna, San Nicolò di Cecina, San Giorgio di Roina (forse ricordata indirettamente in un documento del 983), San Sebastiano di Gaino con campanile tardo medievale, San Benedetto (da riferire ai possedimenti del monastero di Leno, menzionati fin dal 1041).
La villa dei Nonii Arii, costruita sulla riva del lago, è una delle più grandi del territorio gardesano. Su di essa, in epoca imprecisata venne costruito un castello che un inventario del 1308 della mensa vescovile definisce “vecchio. Il toponimo contraddistingue un’area che ha, verso sud, una forma semicircolare, mentre si amplia a nord in forma trapezoidale e presenta un marcato dislivello sia verso il lago sia a nord, sia ad est.
Immediatamente a nord della villa (e del castrum vetus) sorgevano la Pieve intitolata ai Santi Pietro e Paolo (attestata dal 1040) ela chiesa di Santa Maria detta del Benaco in quanto eretta sulla riva del lago. Duecento metri più a nord vi era la chiesa di Santo Stefano, presso la quale nel 1255 è ricordata una proprietà detta di”Curterezio” con chiara allusione ad una corte regia, centro delle proprietà fiscali nelle quali erano probabilmente confluite quelle già pertinenti alla villa, passate poi tal vescovo di Brescia tra IX e X secolo.
Frammenti di arredo liturgico di VIII secolo, provenienti dal complesso plebano (visibile è un capitellino nel lato nord della canonica) e forse da Santo Stefano (ora presso un privato), suggeriscono un termine ante quem, mentre nulla si conserva a vista dell’architettura delle tre chiese: la pieve dei Santi Pietro e Paolo è stata integralmente ricostruita a partire dal 1584, mentre l’interno di Santa Maria di Benaco è stato rimodellato in forma rinascimentale (con affreschi datati da iscrizione al 1469); Santo Stefano in corteregia (poi Sant’Antonio), che misurava 9 x 7,60 m ed è visibile nella cartografia storica, è stato demolito nel 1935. Nella visita pastorale del vescovo Bollani e poi in quella apostolica di Federico Borromeo del 1580 si prescrive la demolizione di un apparato che si può ritenere corrispondesse ad un ciborio altomedievale. Marin Sanudo descrive l’altar grando in mexo la chiesa con quattro collone et di sopra uno capitello con ydolo, zoè Jove Amone in forma di ariete con un buso nela cuba, andava il fume de li sacrificij suso. Le colonne sono quelle in tonalite, innalzate nel sagrato antistante la chiesa. Al di sotto si trovava un altare con la statua della Madonna. La presenza di un ciborio e l’intitolazione a Santa Maria potrebbero far ipotizzare che fosse l’originaria chiesa con cura d’anime e che San Pietro e Paolo da cappella funeraria presso la pieve sia poi diventata (prima del 1197) la chiesa titolare. Il cambio potrebbe essere stato determinato dalla difficoltà di ampliare la chiesa, costruita sul declivio in riva al lago, mentre era assai più semplice ricostruire San Pietro, più in alto, in piano e con uno spazio adeguato anche per il palazzo del vescovo, così descritto dal Grattarolo: “presso la detta chiesa è un palagio molto commodo di stanze, il quale perché fu fabricato da un vescovo di Brescia et è sempre stato posseduto dai suoi successori, si dice il Vescovato”.

La domus, da mettere in relazione con la corte vescovile di Toscolano, attestata dalla fine del XII secolo ma da far risalire a donazioni imperiali ben più antiche,corrisponde all’edificio che sorge a nord del castrum vetus. Nonostante gli intonaci coprenti non consentano una lettura stratigrafica esaustiva, se ne riconoscono ancora alcune strutture romaniche (XI secolo), che permettono di ricostruire la residenza del vescovo di 7,60 x 17,50 m (misure esterne),a due piani e con apertura principale verso ovest. La differente tecnica muraria riscontrata nel perimetrale nord, rispetto a quelle tipicamente romaniche (di XI secolo) osservabili nel perimetrale ovest e nel muro divisorio, fa supporre che l’edificio sia stato addossato ad un muro preesistente.
In una fase successiva, probabilmente di XIII secolo, l’edificio viene ampliato verso ovest per creare un corridoio, al quale sono riferibili, sul lato nord: (a) una porta al piano terra, il cuistipite ovest (il solo osservabile) è costituito da un monolite di rosso ammonitico, mentre l’arco bardellonato è in laterizi nuovi; immette in un vano con volte a crociera, delimitato a sud da un muro (divisorio?) caratterizzato da un paramento con marcate stilature “a cassetta”;(b) una bifora con stipiti monolitici e archetti in conci, probabilmente rifatti, che appoggiano su una colonnetta con capitello foliato di VIII secolo (visibile al di sopra della porta, al primo piano, dove lo spessore del muro è di soli 50 cm). Nel perimetrale est si intravede un’altra bifora simile, con stipiti monolitici e colonnetta centrale di riutilizzo, mentre gli archetti e il capitello non si conservano; non è possibile, a causa degli intonaci coprenti, vederne il rapporto stratigrafico con la muratura.
In una terza fase (XVI secolo), l’edificio viene sopraelevato e vengono aperte nuove finestre e porte rettangolari con cornice in pietra grigia; l’ambiente quadrato al primo piano viene decorato con affreschi formati da riquadri figurati delimitati da cornici. Forse in questa stessa fase si procede anche alla realizzazione della cantina con volta a botte, ricavata all’interno del vano sud e ad un ampliamento verso ovest con la costruzione di un corpo di fabbrica che fornisce al complesso una pianta ad L, caratterizzata, fino al 1850, sul lato verso la chiesa da portico e loggia.
Il complesso aveva un cortile interno, cui si accedeva da “un grandioso portale in pietra con lo stemma episcopale”, e un bel giardino di agrumi. Dopo la separazione della parrocchia dalla mensa vescovile, l’edificio venne dato in locazione al parroco, che ne usufruisce tuttora.

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Medioevo sul Garda


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