La pieve di Tremosine, Santa Maria, San Giovanni

La pieve di Tremosine, Santa Maria, San Giovanni

La pieve di Tremosine

Tremosine ha cospicue testimonianze di età romana, in particolare numerose epigrafi che ricordano personaggi sia indigeni sia romanizzati, frammenti di un sarcofago romano presso la chiesa di San Lorenzo di Voltino, un probabile forno fusorio ai piedi della chiesa di San Michele, materiali sparsi rinvenuti in varie località del suo vasto territorio.

Nella bolla del 1187, rilasciata da Urbano III all’arciprete Martino, sono indicate, come cappelle dipendenti, San Michele, San Lorenzo, San Pietro e San Benedetto, tutte probabilmente di fondazione altomedievale. Le pieve e le prime due cappelle si trovano in comune di Tremosine, le altre in quello di Limone. Santa Maria, San Michele e San Pietro sono state indagate archeologicamente. L’antichità di San Lorenzo di Voltino è suggerita dal rinvenimento, all’interno dell’altare maggiore, di reliquie custodite in arca quaedam marmorea parva (Visita pastorale del 1578), probabilmente simile a quella di San Pietro di Tignale e di altre chiese trentine. L’antichità di San Benedetto (che dal titolo si sarebbe tentati di riferire al monastero omonimo di Leno che aveva proprietà a Campione e nel Sommolago), e una sua funzione di chiesa di una comunità si desumono dal fatto che l’altra chiesa di Limone era, almeno in origine, una piccola cappella funeraria di fondazione privata.

 

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Pieve di Santa Maria (dal XVII secolo San Giovanni)

Il complesso della Pieve comprende la chiesa, oggi in forme databili tra il XVI e XVIII secolo, il campanile e la canonica, entrambi in stile e tecnica costruttiva romanici.

La pianta della chiesa originaria è suggerita dalla visita pastorale del vescovo Morosini, nel 1646, che ricorda un battistero davanti alla facciata e in asse con la chiesa. L’antichità del battistero, oltre che da un frammento di arredo di VII-VIII secolo con decorazione geometrica ad archetti intrecciati che reca un’iscrizione a san Giovanni (IVHA…) è confermata nella visita del Borromeo del 1580 che ordina di costruire all’interno del fonte una vasca più piccola, adatta al nuovo rituale di battesimo per aspersione; altre prescrizioni sono l’apertura di una finestra, di una porta sul lato nord e l’eliminazione dell’altare di San Giovanni. Ancora nel 1642, il recinto in pietra del battistero si trovava all’esterno della chiesa. Venne spostato dove è ora dopo il prolungamento della chiesa, avvenuto tra 1667 e 1673.

La presenza del battistero con una grande vasca, probabilmente ad immersione, suggerisce che ancora nel XVI secolo sopravvivessero in alzato la chiesa altomedievale ad aula unica e il battistero indipendente davanti alla facciata, una configurazione che si può ipotizzare anche per le pievi di Tignale e Salò e che ci riporta quantomeno ad età altomedievale. Solo nel 1646 secolo il battistero viene demolito e la chiesa allungata a comprenderne lo spazio.

 

Gli interventi dell’XI secolo riguardarono dunque il campanile, la canonica e forse, come a Tignale, l’abside. Il campanile, fino a 16.50 m di altezza, è tipicamente romanico, sia per la tecnica costruttiva in bozze di pietra di varia dimensione, disposte in corsi regolari, sia per il riquadro centrale con quattro specchiature suddivise da una lesena e coronate da triplici archetti in frammenti di laterizi, sia per le finestrelle a feritoia. Nel XV secolo è stata realizzata l’attuale cella campanaria, con aperture archiacute, sormontata da un pinnacolo conico in laterizi messi di spigolo.

La canonica presenta all’esterno un paramento in bozze di varia dimensione disposte in corsi regolari, mentre all’interno i corsi, sempre in bozze, ma più piccoli, sono stilati. Parallela alla chiesa, dalla quale è separata da un cortile, ha pianta rettangolare di 17,50 x 9,15 m ed è a due piani. Al piano terra, il solo leggibile dopo che quello superiore è stato ristrutturato, vi è ora con un unico grande ambiente con soffitto interno in legno, ma la presenza di due porte sul lato nord verso il cortile, ad arco a tutto sesto e con cornice in conci di varia dimensione, fa supporre esistessero delle ripartizioni interne, ora rimosse. Altre due porte si trovano a sud (ad arco) e ad ovest (rettangolari). Sui lati sud ed est si aprono poi tre piccole finestre rettangolari strombate con cornice in lastre di pietra. L’edificio è stato ristrutturato nel 1593 dall’arciprete Domenico Tommasini, come indica un’iscrizione sull’architrave di una porta. A questa fase sono riferibili le finestre al piano superiore con riquadri modanati in pietra e la suddivisione del piano terra in tre ambienti con volte a botte e a vela.

Due saggi di scavo, eseguiti nel 2005 nello spiazzo a nord della chiesa, a ridosso del campanile (di 4,20 x 5 m) e del perimetrale nord (di 3 x 2 m) hanno documentato, senza poter arrivare per problemi di sicurezza ai livelli inferiori, una stratificazione archeologica di età medievale che inizia a 1,5 / 2 m di profondità.

 

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Medioevo sul Garda


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