San Giorgio – Manerba

San Giorgio – Manerba

San Giorgio è una piccola chiesa ad aula unica con abside semicircolare orientata e campanile a vela impostato sull’abside; l’aula è preceduta da un portico aggiunto nel Seicento; sorge a ovest del promontorio della Rocca, su un’altura soprastante l’approdo di Dusano. Per l’area non sono disponibili indicazioni di una frequentazione tra Preistoria ed età romana, come per il vertice del promontorio e l’area tra Montinelle e la piana della pieve; l’area meridionale e orientale era probabilmente destinata a sfruttamento agricolo e a bosco; tuttora la chiesa sorge al margine tra i campi e la boscaglia litoranea.

La documentazione d’archivio non fornisce indicazioni utili sulla storia della chiesa che è registrata nelle visite pastorali come cappella rurale dal 1532; dal 1670 risulta di pertinenza del comune di Manerba. L’antichità dell’edificio è tuttavia denunciata dalla planimetria e dalle murature, che consentono il riconoscimento di due fasi tra l’alto Medioevo e l’XI secolo.

Alla prima appartengono il perimetrale nord e la parte contigua all’abside realizzati in pietre spaccate disposte in opera incerta. Dopo un crollo, sono stati ricostruiti gran parte dell’abside con due monofore strombate e il perimetrale sud, con una tecnica muraria che impiega pietre spaccate in modo più regolare e alcuni elementi di tufo provenienti dagli archi delle finestre, in corsi regolarizzati da marcate stilature a cassetta. La tecnica muraria e la tipologia delle monofore strombate con ghiera in tufo suggeriscono una cronologia entro l’XI secolo, confermata dagli stringenti confronti con la chiesa di San Zeno di Pastrengo, documentata dal 1061.

07i--Manerba,-chiesa-di-San-Giorgio,-interno.

Il rifacimento romanico dell’abside dal piano di calpestio trova conferma nella presenza, alla base del montante settentrionale, di un pilastrino di recinzione liturgica databile alla fine dell’VIII – inizio IX secolo. Nelle strutture murarie dell’altare era inoltre utilizzato un frammento di lastra con un agnello crucifero, presumibilmente databile al VII secolo, ora esposto nell’aula. La presenza dei due frammenti all’interno di San Giorgio non è un indizio sufficiente a farne ipotizzare l’originaria appartenenza all’edificio di culto: tre elementi del tutto simili al pilastrino di San Giorgio provengono infatti dalla pieve di Santa Maria e dalla chiesa di San Nicola alla Rocca. È possibile che tutti gli elementi provengano dalla pieve e ne siano stati rimossi in occasione del rinnovamento romanico di Santa Maria e trasferiti nelle cappelle ad essa soggette, ma non può essere esclusa una campagna coordinata di arredo e promozione artistica della pieve e delle sue cappelle, con la commissione di arredi lapidei alla medesima maestranza.

Non si conservano tracce della decorazione pittorica di età romanica: perduta la decorazione del catino absidale, restano gli interventi tra i decenni finali del Trecento e i primi lustri del Quattrocento riconducibili a una maestranza veronese operante anche nella pieve di Santa Maria, dove ha decorato l’abside meridionale, e che è stata connessa anche ad alcuni dipinti votivi del santuario della Malongola a Casalromano. Sull’arco trionfale è rappresentata l’Annunciazione, con un evidente debito verso il linguaggio tardo-giottesco; la parete settentrionale è occupata da alcuni riquadri votivi – San Giovanni, titolare della chiesa di Solarolo, Santa Caterina (?), San Leonardo, invocato per la liberazione dalla prigionia – e da una grande scena di sapore cortese, San Giorgio che uccide il drago e libera la principessa, con un esuberante sfondo paesaggistico. Tutti i dipinti della navata, al pari di quelli coevi della pieve di Manerba, sono caratterizzati dall’esteso ricorso all’applicazione di lamine metalliche, per le aureole, la corazza di san Giorgio, le finiture delle vesti, riconoscibili dalle incisioni dei contorni.

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Medioevo sul Garda


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